L'erosione costiera in Italia: un approfondimento

Il primo importante Studio nazionale sullo stato del dissesto idrogeologico dell’Italia e quindi anche sullo stato di erosione dei nostri litorali, risale alla cosiddetta “Commissione De Marchi”, una Commissione interministeriale che radiografò lo stato del dissesto idrogeologico del Paese nel corso degli anni 60 del secolo scorso.

Nella relazione della Commissione De Marchi si riportano i dati generali da cui di ricava che in Italia risultavano in erosione circa 600 km di litorale al 1968. Negli ultimi 50 anni quindi, stando a queste fonti ufficiali, i litorali in erosione si sono triplicati : è come aver perso in media 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione.
Sarebbe fuori luogo “incolpare” di questo vero e proprio disastro ambientale, paesaggistico, economico e sociale i cambiamenti climatici in corso. Questi ultimi hanno certamente una grande importanza per il futuro, ma la scala temporale (ultimi 50 anni) in cui è avvenuta questa ecatombe sui litorali, non ha molto a che fare con l’innalzamento del livello marino. Una delle altre concause note, ma pure essa minoritaria per incidenza, è il minor apporto di sedimenti da parte dei fiumi.

Quale è stata allora la causa principale che in 50 anni (1970-2020) ha triplicato i km di costa in erosione, provocando la scomparsa di almeno 40 milioni di metri quadrati di spiagge (40 kmq)?
Si tenga presente che la superficie complessiva delle spiagge italiane al 2000 era di 122 kmq.

Nella figura in alto è riportata la percentuale di suolo consumato sulla superficie comunale compresa nella fascia costiera di 300 metri al 2015. Fonte: elaborazioni ISPRA su carta nazionale del consumo di suolo ISPRA-ARPA-APPA. La profonda artificializzazione del litorale ha innescato fenomeni di erosione dovuti in sostanza alla alterazione della naturale dinamica litoranea. A questi fenomeni si è risposto con una serie a catena di opere rigide che hanno risolto ben poco dei problemi locali (e comunque temporaneamente) e hanno invece spostato via via l’erosione nel senso di scorrimento della corrente longitudinale litoranea di fondo.
Occorre anche sottolineare che da almeno 30 anni sono stati realizzati numerosi interventi cosiddetti morbidi, cioè di ricostituzione delle spiagge mediante ripascimenti, in particolare negli ultimi 20 anni mediante dragaggi di sabbie marine relitte.  Sarebbe da approfondire in dettaglio la durata e la stabilità di questi ripascimenti, che spesso peraltro hanno interessato aree costiere già protette da opere rigide. Da una prima analisi ex-post degli interventi di ripascimento effettuati, sembra infatti che la alterazione della dinamica litoranea suddetta acceleri la dispersione dei sedimenti apportati.
Prima di effettuare si necessari ripascimenti sarebbe quindi necessario recuperare il naturale equilibrio del sistema costiero.